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Atti parlamentari della XXIV legislatura

La XXIV legislatura del Regno d’Italia durò formalmente dal 27 novembre 1913 al 29 settembre 1919, superando a causa della guerra la ordinaria durata quinquennale stabilita dall’articolo 42 dello Statuto Albertino. Attraverso i resoconti delle discussioni delle due Assemblee parlamentari qui consultabili nel testo integrale, è possibile seguire lo svolgimento dei lavori, caratterizzati da frequenti aggiornamenti delle sessioni parlamentari ed in gran parte relativi a questioni non direttamente attinenti allo svolgimento della guerra, in ragione delle esigenze di riservatezza e di segreto rispetto ai fatti rilevanti per la difesa del Paese.

In base all’articolo 5 dello Statuto, che proclamava il Sovrano come titolare esclusivo del potere esecutivo e gli assegnava, quale Capo Supremo dello Stato, il comando delle forze armate ed il potere di concludere i trattati internazionali e di dichiarare la guerra, l’adesione italiana al patto segreto, firmato a Londra il 26 aprile 1915, da cui conseguì l’entrata in guerra,

fu decisa dal governo senza coinvolgere il Parlamento, in cui prevaleva, specie fra i deputati, una maggioranza incline a sostenere l’orientamento neutralista espresso da Giovanni Giolitti.

Il 20 maggio 1915, sotto la pressione delle manifestazioni interventiste, la Camera approvò, con 407 voti favorevoli, 74 contrari e 1 astenuto, il disegno di legge relativo al “Conferimento al Governo del Re di poteri straordinari in caso di guerra” (Atto Camera, AC n. 423). Approvato dal Senato il successivo 21 maggio (Atto Senato, AS n. 220), il progetto divenne la legge 22 maggio 1915, n. 671 (G.U. n. 126 del 22 maggio 1915).

L’approvazione di questo provvedimento legislativo era stata preceduta, nel marzo 1915, dall’approvazione del progetto di legge recante “Provvedimenti per la difesa economica e militare dello Stato”, (AC 387; AS 168) approvato dalla Camera il 15 marzo 1915 e dal Senato il 20 marzo 1915 (legge n. 273, del 21 marzo 1915, pubblicata in G. U. n. 72, del 21 marzo 1915).

Negli anni di guerra, l’alternanza fra i governi fu scandita da voti parlamentari, relativi alla mancata approvazione di ordini del giorno connessi alle autorizzazioni di spesa; l’attribuzione dei pieni poteri in relazione alla condotta della guerra, consentì tuttavia ai governi di emanare con decreto disposizioni aventi valore di legge e di intervenire in tal modo autonomamente in tutti i settori dell’attività legislativa.

Nel centenario della partecipazione dell'Italia al primo conflitto mondiale, sono stati resi consultabili on-line i resoconti delle sedute del Senato dal 20 maggio 1915 al 20 novembre 1918.

Lo stato di guerra comportò una notevole riduzione dell'attività legislativa del Senato, come risulta da alcuni dati statistici: nella XXIII legislatura (1909-1913) erano stati presentati 1145 disegni di legge, mentre nella XXIV legislatura (1913-1919) ne furono presentati solo 455*. Le Camere, infatti, avevano delegato al Governo la facoltà di emanare disposizioni aventi valore di legge per la difesa dello Stato, per la tutela dell'ordine pubblico, e per urgenti o straordinari bisogni dell'economia nazionale. Il Governo era stato anche autorizzato all'esercizio provvisorio del bilancio (Legge 22 maggio 1915, n. 671).

Alla limitazione del potere legislativo sembra corrispondere, negli anni della Grande Guerra, l'intensificarsi degli atti di sindacato ispettivo da parte del Senato, come emerge dal fatto che nella XXIV legislatura (1913-1919) furono presentate 139 interpellanze contro le 82 della XXIII (1909-1913)*.

Nel 1917 fu introdotto nel Regolamento del Senato anche il sistema delle interrogazioni, considerate non solo uno strumento più agile rispetto alle interpellanze, ma anche «un mezzo efficace di far presente alla coscienza del Paese l'interessamento e l'intervento della prima Camera nelle vive correnti degli avvenimenti»**- Nella XXIV legislatura (1913-1919) furono presentate 64 interrogazioni a risposta orale e 114 a risposta scritta*.

Il Senato continuò a riunirsi soprattutto per discutere le comunicazioni del Governo, generalmente approvate con la votazione di ordini del giorno. Si ricorda in particolare l'ordine del giorno Caneva, votato per acclamazione il 14 novembre 1917, in occasione della nomina del Ministero Orlando dopo la battaglia di Caporetto. Con un altro ordine del giorno votato per acclamazione, presentato dal senatore Cavasola, il Senato manifestò il proprio plauso alle forze armate dopo la seconda battaglia del Piave il 22 giugno 1918.

*I dati statistici riportati sono tratti da Senato del Regno, Resoconto dei lavori legislativi, legislatura XXIII, sessione parlamentare 1909-1913, Doc. n. CLXX, Roma, Segreteria del Senato, 1° ottobre 1913, p. 231, e Senato del Regno, Resoconto dei lavori legislativi, legislatura XXIV, sessione parlamentare 1913-1919, 15 ottobre 1919, Roma, Segreteria del Senato, Doc. n. CLXXXV, p. 207. **Senato del Regno, Atti parlamentari. Documenti, Relazione della Commissione per il regolamento interno del Senato. Proposte relative alle interrogazioni, legislatura XXIV, sessione parlamentare 1913-1919, 21 giugno 1917, Doc. n. CXLVIII.

Nella presente sezione del sito sono consultabili i disegni di legge “Provvedimenti per la difesa militare ed economica dello Stato”, 1915, n. 168, e “Conferimento al Governo del Re di poteri straordinari in caso di guerra” 1915, n. 220.

Il primo disegno di legge, riguardante i provvedimenti per la difesa militare ed economica dello Stato, già adottato alla Camera dei deputati il 15 marzo 1915 (Atto Camera, AC n. 387), fu presentato al Senato dal presidente del Consiglio Antonio Salandra il 16 marzo 1915 e adottato il 20 marzo 1915 con 145 voti favorevoli e due contrari (Atto Senato, AS n. 168). Divenne la Legge 21 marzo 1915, n. 273 (G. U. n. 72 del 21 marzo 1915).

Prima di essere discusso in Aula, il disegno di legge fu affidato per un primo esame agli Uffici, secondo la procedura più seguita nel Senato del Regno. Gli Uffici, il cui numero variò nel tempo (cinque dal 1848 al 1920, poi sette), furono aboliti nel 1938 e sostituiti da nove commissioni legislative. I lavori preparatori sono conservati nella serie archivistica Commissioni per i disegni di legge, Uffici, “Processi verbali” (126 registri). Per gli anni 1848-1850 sono mancanti i registri degli Uffici primo e quinto; per il 1934-1938 il registro dell’Ufficio secondo. L'Ufficio centrale, costituito dai commissari designati dai singoli uffici, procedeva ad un successivo esame e nominava un relatore per la discussione in Assemblea. I processi verbali degli Uffici centrali sono ordinati, per fascicoli, nella serie archivistica Commissioni per i disegni di legge, “Progetti di legge, poi disegni di legge”, 1848-1943 (buste 508, 18000 fascicoli circa).

Il secondo disegno di legge, riguardante il conferimento al Governo del Re di poteri straordinari in caso di guerra, già adottato alla Camera dei deputati il 20 maggio 1915 (Atto Camera, AC n. 423), fu presentato al Senato dal presidente del Consiglio Antonio Salandra il 21 maggio 1915 e adottato nello stesso giorno con 262 voti favorevoli e due contrari (Atto Senato, AS n. 220). Divenne la Legge 22 maggio 1915, n. 671, (G.U. n. 126, del 22 maggio 1915). Per motivi di urgenza fu nominata dal presidente del Senato una commissione speciale per l'esame del disegno di legge, la cui documentazione è confluita, come per gli Uffici centrali, nella serie archivistica Commissioni per i disegni di legge, “Progetti di legge, poi disegni di legge”, 1848-1943.

Nella sezione del sito sono stati anche inseriti il testo pubblicato dei disegni di legge, le relazioni dell'Ufficio centrale (per il disegno di legge Senato n. 168) e della Commissione speciale (per il disegno di legge Senato n. 220).
 

 

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