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Commissione d' inchiesta sulle terre liberate (1920-1922)

L’avvio di un’inchiesta parlamentare sugli illeciti connessi alla gestione dei fondi per l’assistenza ai profughi e per la ricostruzione nelle terre liberate e redente trasse origine dalle proposte in tal senso avanzate da alcuni parlamentari repubblicani e socialisti veneti. Il Veneto, infatti, occupato dagli austriaci dopo Caporetto, aveva subito profonde devastazioni che avevano impegnato l’Alto commissariato dei profughi, operante dalla liberazione fino alla istituzione del Ministero per le terre liberate dal nemico (19 gennaio 1919), in interventi di assistenza alle popolazioni.

Il 5 luglio 1920 il Ministro per le terre liberate, Raineri, e quello del tesoro, Meda, presentarono un disegno di legge per una Inchiesta parlamentare sulle gestioni per l'assistenza alle popolazioni e per la ricostituzione delle terre liberate, che prevedeva la nomina di una Commissione parlamentare composta da cinque senatori e cinque deputati (successivamente aumentati a 7).
Nel corso del dibattito in Aula si affermò la volontà di dare voce anche ai sospetti sull’operato delle pubbliche amministrazioni in altre zone devastate dalla guerra  già in precedenza oggetto di inchieste amministrative, e fu deciso, in conseguenza anche della proposta della Commissione delegata all’esame del disegno di legge, di estendere l’ambito dell’inchiesta a tutte le “terre devastate dalla guerra direttamente o indirettamente”, nonché a quelle cosiddette “redente”, ossia al Trentino e alla Venezia Giulia.

La proposta del ministro Raineri, con le modifiche proposte dalla Commissione, divenne legge dello Stato il successivo 18 luglio (n. 1005). La Commissione avrebbe dovuto ultimare i lavori nel tempo di sei mesi, ma venne rallentata da ostacoli di natura burocratica causati sia dalle difficoltà iniziali nella ricerca della sede e del personale amministrativo necessario, sia dallo scarso impegno dei tecnici ministeriali chiamati a collaborare. Si resero pertanto necessarie delle proroghe che rinviarono la conclusione dei suoi lavori sino al 31 dicembre 1922.

Per ciascuno dei settori d’indagine vennero selezionati i casi di maggiore rilievo tra quelli segnalati, al fine di ricostruire le scelte adottate dalle amministrazioni. Fu pertanto raccolta una notevole quantità di documentazione, tra cui in particolare le inchieste e i rapporti ufficiali predisposti dagli uffici tecnici dello Stato.

Le informazioni furono spesso integrate da ispezioni tecniche eseguite dagli esperti dell’amministrazione statale (Pubblica sicurezza, Tesoro, Intendenze di finanza, eccetera) che riferivano ai delegati della Commissione. In tal modo si rilevarono le irregolarità più gravi commesse da ciascuna amministrazione, se ne individuarono le cause e le conseguenti responsabilità agli effetti amministrativi, civili e penali.

La documentazione ha subito notevoli vicissitudini dovute sia alla circostanza che la Segreteria generale aveva sede in Roma mentre il centro operativo era presso l’Intendenza di Finanza di Treviso, sia perché gran parte di essa fu trasferita alla Ragioneria generale dello Stato per i procedimenti di recupero delle somme che erano risultate indebitamente erogate.

Le carte sono state riordinate secondo un quadro di classificazione diviso in dieci titoli: 1. affari generali; 2. locali, economato, cassa; 3. personale; 4. atti generali della materia d’inchiesta; 5. assistenza profughi; 6. assistenza magazzini; 7. riparazioni e ricostituzioni danni di guerra; 8. risarcimenti danni di guerra; 9. affari estranei all’inchiesta; 10. azioni di recupero.

Il fondo archivistico conservato presso l’Archivio storico della Camera dei deputati è composto da 81 buste di documenti ed è corredato da un inventario analitico pubblicato nel 1991.